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nov
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Ley de Acceso, prospettive e complicazioni

Introduzione.

Dal 30 ottobre 2011 è in vigore nell’ordinamento spagnolo la Ley 34/2006 (c.d. ley de acceso) che modifica radicalmente il regime di accesso all’avvocatura.

Questa legge rompe infatti con la tradizione giuridica esistente in Spagna dove il titolo di abogado (avvocato) corrispondeva esclusivamente a chi fosse in possesso del titolo di licenciado en derecho (laureato in giurisprudenza), ovvero a colui che dopo aver terminato il classico corso di studi  universitari presso la facoltà di diritto, ed avendo adempiuto alla mera  formalità dell’iscrizione ad uno degli ordini professionali locali, si dedicasse alla difesa delle parti in giudizio e alla consulenza in materia giuridica.

A partire dal 30 ottobre, invece, coloro che ottengano il titolo di licenciado en derecho dovranno soddisfare dei requisiti  formativi addizionali per conseguire anche il titolo di abogado e quindi  dedicarsi all’esercizio della professione forense.

Occorrerà all’uopo frequentare un corso di formazione presso una università  in regime di master, ovvero attraverso una EPJ (Escuela de Practica Jurídica) istituita in un Colegio de abogados (Ordine Forense),  della durata di almeno un anno e mezzo,  propedeutico all’ammissione ad un esame di  stato  il cui superamento  accrediterà l’idoneità  del licenciado a fregiarsi del titolo di abogado.

Contestualizzazione e dicotomia licenciados graduados.

La ley 34/2006 deve essere contestualizzata all’interno del c.d. proceso de Bolonia: un progetto avviato nel 1999 con un accordo tra i ministri dell’istruzione dell’UE, che pretende di armonizzazione i piani di studio universitari dei diversi paesi membri  nella prospettiva di creare un sistema di formazione superiore comune. Sulla scorta di questa “rivoluzione” la licenciatura en derecho finirà per estinguersi nel 2015, quando lascerà definitivamente spazio all’attualmente concorrente ciclo di studi chiamato grado en derecho di durata quadriennale e corrispondente a 240 ECTS.  Coloro che otterranno il titolo di graduado en derecho potranno facoltativamente affinare la loro formazione accademica con un ulteriore anno di specializzazione denominato posgrado.   In effetti, la   ley de acceso appare attagliarsi perfettamente al nuovo titolo meramente accademico di graduado en derecho istituito in conformità a Bolonia, nella cui naturale progressione ( il posgrado) potrà includersi il master previsto dalla nuova normativa di accesso.

Meno comprensibile appare invece l’applicazione della ley de acceso a quanti ancora frequentano  e sono in procinto  di terminare  l’università come licencidos en derecho, il cui peso accademico si attesta  sui 300 ECTS. Questa vasta fascia di studenti che subirà il declassamento del loro futuro titolo, completamente deprivato della tradizionale rilevanza professionale,  lamenta oggi l’ingiustificata discriminazione  tra diverse classi di licenciados, nonché l’arbitraria equiparazione del loro corso di laurea a quello del grado en derecho.  E infatti,  se per un graduado en derecho la frequentazione del master previsto dalla ley de acceso si afferma come la normale continuazione del percorso di studi iniziato, viceversa per un licenciado lo stesso master comporta una regressione nel suo percorso formativo.

Questa opinione, che è comune a tutte le piattaforme di protesta  manifestatesi sia nelle diverse università spagnole sia nei social network (dove una pagina fb denominata No a la ley 34/2006 conta quasi 7.000 aderenti)  pare corroborata dalle stesse affermazioni del Presidente del CGAE, Carlos Carnicer, il quale in occasione dell’approvazione del regolamento attuativo della legge, disse   -alludendo ai corsi di formazione-  che quella che verrà ad essere impartita   “non  è una preparazione  esaustiva  per l’esercizio dell’avvocatura, bensì  una preparazione elementare affinché i diritti fondamentali e le libertà pubbliche siano salvaguardate con l’intervento dell’avvocato” . Un’affermazione certamente non in linea con il motivo ispiratore  della legge di migliorare la qualità del servizio dell’avvocatura, e poco lusinghiera per la stessa classe degli avvocati, composta attualmente da ‘meri’ licenciados, in  cui peraltro,  stando ad una recente inchiesta commissionata dallo stesso CGAE, la cittadinanza manifesta un alto livello di fiducia e gradimento (leggi articolo).

Incertezza su legalità e concreta applicazione.

Il sospetto che la nuova normativa di accesso non risponda solamente all’interesse pubblico sorge anche dalla lettura del giudizio che ne da la CNC (Comisión Nacional de la  Competencia), la quale  nel suo parere riguardo al R.D. 775/2011 con cui si approva il regolamento di attuazione della legge, non ha lesinato critiche in merito, denunciandone  gli effetti distorsivi  del mercato e della concorrenza nel settore delle prestazioni legali. Un parere curiosamente emesso dopo l’approvazione dello stesso regolamento, di cui pertanto il Governo non poté tener conto al momento di adottare il testo definitivo. Cosa che mette in dubbio la stessa legalità del R.D. alla luce della ley de defensa de la competencia.

Ma le incognite che si addensano sul futuro regime di accesso all’avvocatura non si esauriscono in considerazioni squisitamente giuridiche destinate a risolversi nei tribunali (contro il regolamento pendono ora due ricorsi: uno contencioso-administrativo davanti al TS, e un altro promosso dalla Generalitat de Catalunya sotto forma di conflicto de competencia). Esistono anche problemi di ordine pratico che concernono la vera e propria  effettività  della via d’accesso alternativa tracciata da questa controversa legislazione.

Nonostante, infatti, i cinque anni di vacatio legis che hanno separato l’approvazione della ley 34/2006 dalla data della  sua  entrata in vigore, il corrispondente regolamento attuativo, senza il quale la legge sarebbe  lettera morta, è stato  solo recentemente approvato. La conseguenza è che l’organizzazione dei corsi propedeutici all’ammissione all’esame di stato finale non è ancora cominciata. Anzi, fonti ministeriali lasciano intendere  non si inaugureranno fino ad almeno l’anno accademico prossimo. Marcos Vasquez, direttore della EPJ di Orense, in una frase captata dal giornale Expansión, confessa addirittura che è impossibile costituire un corso prima di novembre 2012 , rendendo quindi impossibile rispettare lo stesso  precetto legale che esige la convocazione dell’esame di stato con una periodicità minima annuale.

La gravità dello stallo ben si comprende semplicemente a  riflettere sul percorso da seguire per accreditare dei corsi a norma di legge. Le entità abilitate ad impartire questo tipo di formazione sono università da un lato e EPJ costituite presso i colegios territoriali dall’altro, ma entrambe sono obbligate ad una collaborazione istituzionale; ovvero  devono raggiungere un accordo che, nel rispetto delle altre prescrizioni normative, recluti il personale docente e predisponga il calendario  del praticantato non remunerato che dovrà svolgere il discente indicandone  i luoghi. Tale accordo sarà poi sottoposto ad un articolato procedimento che implica, tra le altre cose, il pronunciamento dei Ministeri de Justicia y Educación, il parere previo della CA dove si svolgerà, l’esame di conformità della ANECA.

Insomma, pare davvero che l’unico effetto sostanziale che nell’immediato produrrà la ley de acceso sarà quello di allungare oltremodo l’entrata di nuovi professionisti del settore legale, aprendo la via a numerose richieste risarcitorie da parte di tutti i prossimi licenciados (e in questo caso anche graduados) che saranno costretti ad un ingiustificato ritardo nell’iniziarsi alla professione prescelta.

Paolo Cameo

Abgo./Avv. Roberto Spinetti